mercoledì 17 giugno 2009


CONSEGNA "pre-FINALE "15 GIUGN0

A. Il concept dell'edificio dal punto di vista del programma


B. Le scelte dell'edificio dal punto di vista del contesto.

C. Le scelte dell'edificio dal punto di vista ambientale.
D. La presentazione della caratteristica chiave dal punto di vista spaziale.


E. La presentazione della vostra organizzazione chiave dal punto di vista distributivo.

domenica 24 maggio 2009

!!!!!!!!!!!! IL progetto ha fatto BANG! !!!!!!!!!!!!!!!!!!


Assi di percorrenza, flussi, propenzìsione verso spazi lontani..

Il piede incalza, l'occhio osserva.. : molteplici prospettive, non un'unica visuale, uno spazio sfaccettato.. come se guardassi il mondo attraverso un ANTICANNOCCHIALE...


ecco la tavola del "bang"

mercoledì 29 aprile 2009

...25 Aprile 2009.. ... FRASCATI .

..ALLA SCOPERRTA DI UNA DRIVEN FORCE..

lunedì 27 aprile 2009

Modulo Ambientale. Consegna 27 aprile 2009


domenica 19 aprile 2009

mercoledì 15 aprile 2009

.... IN GIRO PER BLOG HO TROVATO QUALCOSA DI INTERESSANTE SU PROGETTI DI CANTINE E ALTRI LOCALI LEGATI AL VINO... CI SONO ANCHE VIDEO IN CUI ARCHITETTI ILLUSTRANO LA NASCITA DELL'IDEA PROGETTUALE...

http://www.bodegasbaigorri.com

http://spagna,blogosfere.it/2008/11/larchitettura-del-vino.html
CONTESTO SOCIALE: PATNERSHIP E PROGRAMMA D'USO


CONTESTO SOCIALE: POPOLAZIONE RESIDENTE E CONDIZIONI DELL'AREA


PROPOSTE, RICHIESTE, POTENZIALITA' NASCOSTEE


CONTESTO AMBIENTE: URBAN PROJECTS E CORRIDOI ECOLOGICI
CONTESTO LUOGO : IMPRINTING..

domenica 5 aprile 2009


IL CONTESTO SOCIALE - UN POSSIBILE PATNER


Ais. ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER
www.bibenda.it aisroma@bibenda.it
Sede centrale del Lazio : Hotel Parco dei Principi, Via G. Frescobaldi 5, 00198 Roma
Presidente : Franco Ricci
Servizi Sommelier: Flavio Socci

PRESENTAZIONE
L’A. I. S. è presente in tutto il territorio nazionale ed è Socio Fondatore e membro di Worldwide Sommelier Association, ente internazionale che organizza Corsi per Sommelier di alta competenza. L’obiettivo di studio è quello di far conoscere la tecnica della degustazione e quindi l’analisi sensoriale del vino attraverso un sistema esclusivo ed estremamente funzionale.
Nell’ultima parte dei corsi viene trattata la metodologia dell’abbinamento cibo-vino, attraverso numerose prove nei banche d’assaggio, per scoprire il perfetto “matrimonio d’amore”.
Parte integrante dei corsi sarà il tema relativo alle diverse funzioni del sommelier: dallo stile nel servizio all’organizzazione di una cantina, dall’uso corretto sei bicchieri al rispetto della bottiglia e del suo prezioso contenuto, fino alle giuste temperature di servizio.

Un’occasione di cultura.
Storie di vigne, di tradizioni, di donne e uomini, di cultura millenaria, si nascondono dietro una semplice bottiglia di vino. I Sommelier stanno in mezzo, tra produttore e consumatore, per conoscere e informarsi su ciò che di buono e di interessante viene posto in commercio, per proporlo ai clienti e agli amici più attenti e preparati, oggi non più disposti alle approssimazioni di un tempo.
Essere Sommelier significa avere nuove opportunità di lavoro e non solo: è anche un’occasione per iniziare o accrescere la propria cultura nello splendido ed entusiasmante mono del vino e per apprendere “L’ARTE DEL BERE GIUSTO”.

Da queste poche righe introduttive si comprende l’aspirazione prima dell’associazione, ciò fondare e diffondere la cultura del vino, e del cibo di qualità… nel mondo della non qualità e dell’omologazione. Alto è il compito del Sommelier, apparentemente ludico ed effimero. Egli si fa interprete “ ascolta e trascrive ciò che il vino racconta, in base alla tipologia, al terreno , alla zona, alla lavorazione di vigna e di cantina, allo stile dell’enologo.. e a tutte quelle innumerevoli varianti che ne esaltano un possibile incontro con un piatto, consigliato esclusivamente dal vino degustato.”

“ …C’è qualcosa che non si vede di cui il degustatore dispone, un materiale che è il suo stesso corpo, che sono i suoi stessi pensieri, che sono le sue stesse reazioni, e se c’è un principio di creatività, è misurabile nello spazio di movimento che c’è tra sé e ciò che ritorna al vino da se stessi. “
( A. Mecci, Bibenda n.29 2008)

La differenza tra il semplice bere un bicchiere e l’atteggiamento colto, quasi estetico dell’intenditore è evidente. L’arte del bere giusto, in quanto arte non è una disciplina standardizzata, bensì qualcosa che coinvolge corpo e psiche; come segnala il dott. Ricci:

“In aggiunta alla degustazione classica, esiste un altro tipo di degustazione : è la degustazione finalizzata alla ricerca della qualità emozionale, vale a dire al riconoscimento di quelle caratteristiche che rendono l’atto di portare un bicchiere alle labbra un’esperienza unica, indimenticabile, in cui s’intrecciano fattori sensoriali e culturali, fisiologici, umani e sociali.
Una ricerca pronta a rinnovarsi e mettersi in discussione,perché un vino, come una poesia, una musica, un quadro che ci poteva emozionare cinque anni fa, oggi può lasciarci freddi o indifferenti, anche se le parole sono scritte in modo perfetto, la sequenza delle note è ineccepibile, la tecnica pittorica da manuale. “

E’ il concetto stesso di creatività allora che lega la degustazione all’architettura..oltre alla storia e alla tradizione come imprinting del luogo in cui si opera.
Potreste obiettare che le attività proposte sono cose da vecchi ricconi...o eruditi nostalgici di tempi passati..La cultura esige un costo, in termini di tempo, denaro ed energie.. forse sta noi rendere questo progetto realizzabile e condiviso, dalla popolazione, quanto dall’ambiente!
A questo proposito inserisco l'editoriale di Bibenda N.29, rivissta redatta dall'associazione, a cura del presidente Franco M. Ricci :
"Siamo in un momento di grave recessione. È la parola d’ordine di questi tempi. Anche il vino la usa per spiegare le flessioni nelle vendite, le cessioni di aziende vinicole, per esprimere le paure di ogni tipo nei confronti dei grandi clienti. E questi - ristorazione, enoteche e grande distribuzione -, a loro volta, la stessa recessione la denunciano nei loro scarsi guadagni.
Eppure, molte Aziende ci parlano di un 20, 27, 30 per cento in più, sia in Italia che all’estero. L’investimento sulla qualità evidentemente non basta.L’operazione commerciale del vino è diversa da molti prodotti di consumo, si porta dietro storia e cultura; quindi, diversi debbono essere l’abilità e l’orientamento degli investimenti.
Ci accorgiamo sempre di più nel nostro lavoro di educatori del vino che la credibilità è l’unico veicolo che porta il successo, che muove l’interesse e incrementa la partecipazione. I giovani testimoniano più di tutti quanto è sentita questa serietà imprenditoriale. Soltanto nella città di Roma abbiamo oltre centomila presenze l’anno, tra i nostri Corsi e le attività divulgative sul vino. Il 34% è tra i 18 e i 27 anni e questo non può che farci sperare. Tutti.
Esaminando i nomi delle Aziende comunque in crescita, si rafforza la certezza nell’attribuire alla credibilità la chiave del successo.
Se pensiamo al problema che ha creato il non rispetto dei disciplinari per alcune denominazioni d’origine e quello del massacro della comunicazione del vino con i continui “contributi” da parte dei produttori, sia attraverso la pubblicità sia con altri mezzi, per lusinghieri articoli o altre pubblicazioni. Se pensiamo ai premi che i produttori di vino assegnano a giornalisti, a esperti della comunicazione, per “aver fatto bene” il loro lavoro (!). Se pensiamo ai pagamenti che i Produttori di vino elargiscono a “esperti della comunicazione” per avere consigli sulla qualità, su come dovrebbe essere il loro vino per piacere di più, quali prodotti e accorgimenti usare...
Tutto questo non paga, non è difficile capirlo.
La nostra speranza è che ciascun produttore si senta sollecitato ad un’urgente e attenta riflessione, per convincersi che l’unico, utile, vero investimento divulgativo che si possa fare è nella cultura. Dobbiamo operare qualunque sforzo per far conoscere le nostre realtà produttive alla gente, con mezzi credibili e inconfutabili.
Soltanto così, le attenzioni del consumatore, sempre più attento e preparato, saliranno vertiginosamente. Ne siamo certi.
Per quanto ci riguarda, attraverso l’impegno culturale di questi ultimi vent’anni, noi la bicicletta ve l’abbiamo data, amici produttori. Adesso non chiedeteci di metterci pure gli sportelli."


E’ stato utilissimo ai fini del progetto, scoprire alcune attività specifiche volte a valorizzare i prodotti dei castelli romani proposti dall’associazione, come il seminario a tema :
I VITIGNI AUTOCTONI DEI CASTELLI ROMANI , e le GARA A SQUADRE DI RICONOSCIMENTO VINI
In modo particolare il CAMPUS SULLA COMUNICAZIONE DEL VINO sembra affrontare tematiche condivise, tra le quali anche il rapporto tra vino e architettura. Il programma consiste in ventitré incontri attraverso trasmettere una serie esaustiva e coordinata di informazioni, idee, cognizionied esperienze relative alla comunicazione del vino, intesa come fondamentale momento divulgativo di una cultura a vastissimo raggio. Tutti i temi trattati sono riconducibili al vino, sia pure non specificamente, e hanno lo scopo di rendere i partecipanti al Campus più sensibili e consapevolmente affascinati dalla storia, dall’essenza culturale e dalla poliedrica valenza della preziosa bevanda.
Per comprendere più da vicino di cosa si tratta, ecco i temi toccai in alcune giornate:

- Il Vino alla Radio e alla Televisione
- La Comunicazione al tempo di Internet
- Comunicazione Efficace: Costruire Relazioni
- Comunicazione Efficace: Coinvolgere i Sensi
- Marketing del Vino
- Comunicare il Vino con l’Architettura

In realtà questo campus non ci interessa tanto come evento da seguire… ma come modalità per strutturare il progetto, che avrà spazi ci comunicazione multimediale, spazi di relazione soft, market e marketing dei prodotti, e soprattutto.. un percorso dei sensi in corpo, mente e cuore si uniscono in una serie si giardini degustativi.
Il tutto allo scopo di promuovere la conoscenza e la cultura del vino e delle buone tradizione romane, favorire relazioni a partire da un contesto storicizzato.

mercoledì 25 marzo 2009

“Che ne è stato della nostra Roma, ove si impone ai filosofi di lasciare la città perchè sospettati di corrompere i giovani, proprio mentre questo Apicio ha trasformato in professione la scienza culinaria e ha corrotto con la sua dottrina un’intera epoca?”Seneca, ad Helviam X9

Apicio era un ricco patrizio, gastronomo e maestro di arti culinarie, modello di lussi e stravaganze. Plinio lo definì “il più grande scialacquatore di tutti i tempi” per “il suo metodo di ingrassare i maiali con i fichi secchi e di far loro bere piccole quantità di mosto dolce prima di macellarli, avendo il fine di ricavarne un fegato particolarmente saporito”. Maldicenze a parte, il suo nome è stato reso immortale dal ricettario “De re coquinaria”, composto da dieci volumi contenenti circa 500 ricette originali. Divenuto un classico della letteratura gastronomica, è anche una preziosa testimonianza della vita quotidiana degli antichi abitanti della Città Eterna.

martedì 24 marzo 2009


..quando le buone tradizioni cominciano da bambini..

e la cucina unisce...


domenica 22 marzo 2009

mercoledì 18 marzo 2009

Ex-tempore sul tema di studio :

Primi approcci analitici
e formali.
L'area in esame è la 14, cui si aggiunge la 4.
Il tema . Relation strips, incontrarsi in maniera creativa; percorrere le antiche vie consolari per riscoprire valori e tradizione perdute, proponendole quali spunti per nuovi sviluppi socioculturali ed
economici.

martedì 17 marzo 2009


14.urbanvoids
Scoprire nuovi modi di comunicare. dar vita a spazi di relazione vitali, intergrando e attivando la gente comune, primi utenti di un'architettura è stato il driven force che ha stimolato la nostra ricerca progettuale...In luogo dell'attuale dimesso e spoglio mercatino rionale, ipotizziamo una mixitè capace di convogliare esigenze ed attitudini diverse. Collegando l'area 14 alla 4, potremmo rendere più efficace l'intervento confrontandoci con il contesto residenziale della zona.
L'attuale mercato è un'attività senza dubbio inddispensabile per il quartiere, ma necessiterebbe di qualcosa di più, attività insieme formative e ricreative insieme.
Forse la riscoperta della storia della propria città, delle proprie tradizioni, potrebbe essere la molla per far scattare nuovi processi sia a livello sociale che economico. Ripercorrendo le antiche vie consolari fino alle campagne dei castelli romani, prorponiamo itinerari storici ed enogastronomici che riattualizzino tradizioni antiche. Ispirazione questa da ricercarsi, probabilmente nelle nostre origini meridionali ( Campania, Puglia) dove ancora tali tradizioni persistono, si perpetuano con zelo.. e poi.. diciamo la verità.. da una passione personale per la cucina!!!! :-) !!!!!!!
Nel progetto quindi vi saranno
corsi per sommelier, con annessi allogi minimi per insegnanti, corsi di cucina... teatrino del gusto..sale per workshop,galleria espositiva per allestimenti temporanei.. sia fissi a tema... sulle vie antiche di Roma e gli itinerari del gusto...
Per finire...Sul prospetto laterale verso il grande parcheggio.. proiezioni notturne daranno vita al nuovo drive in...

martedì 10 marzo 2009

"...alla delimitazione negativa del concetto di rudero, come avanzo di opera d'arte che non può essere fatta risalire all'unità potenziale, si contrappone la determinazione positiva di avanzo d'opera d'arte che, senza poter essere fatta risalire all'unita' potenziale, si connette ad altra opera d'arte, da cui riceve e a cui impone una speciale qualificazione spaziale, o adegua a sè una data zona paesistica..." C. B.
E' anche questo un tema affascinante, che suscita emozioni... Raff, sei d'accordo?
in fondo rudere non è solo ciò che è storicamente definito tale.. Può essere rudere tutto ciò che, sfinito dal tempo, ha perso le caratteristiche che lo qualificavano positivamente o che gli permettavano di assolvere una data funzione...Sta a noi valutare se esso ha conservato o meno la capacità di coinvolgere l'ambiente circostante e definire una nuova unita' estetica e paesaggistica...
E' ancora capace di trasmettere valori?
E noi ? siamo capaci di estrapolare quel pur povero valore e dar vita a qualcosa di nuovo?
Cosa vuol dire partire dal basso??..
work in progress....

lunedì 9 marzo 2009

prova analisi....
Proporrei alla vostra attenzione esempi di mercato... integrato..!!!!
A roma più che altrove il tema del mercato in piazza è affascinante..in centro per il rapporto con la storia, il confronto con le preesistenze, la possibilita' di creare spazi mutevoli e vivaci in luoghi raccolti..

Nella Roma meno ufficiale ...per sviluppare motivi di
attrazione pubblica e di comunità.. rivalutare un'area partendo dal semplice, dal quotidiano..


era questa la sfida giusto??

domenica 8 marzo 2009

UrbanVoids : criteri di scelta
- particolarita’ dell’area;
- valori trasmessi;
- raggiungibilita’;
- possibilita’ progettuali.



14.UrbanVoid
Posizione strategica per quest’area: al centro di un quartiere densamente popolato, si sviluppa come un nastro, un urbanstrip più che urbanvoid, lungo Via di Castel Gandolfo,costeggiata da parcheggi e dai piccoli giardini della Piazza dei Castelli Romani.


























Non lontano, un parco giochi per bambini a destra, un istituto superiore a sinistra..Ancora, in lontananza, già si scorge la stazione metro Arco di Travertino e una Chiesa. Intorno, le quinte edilizie che circondano la piazza ospitano negozi e piccoli servizi . L’area di studio è attualmente sede di un piccolo mercato rionale, allestito in box fissi realizzati in lamiere colorate dai toni freddi, evidentemente corrose dalle intemperie, degradati, poco ospitali. Lo stesso piano di calpestio, in cemento, è piuttosto triste, e inaccessibile per i disabili. Un’area vocata al pubblico servizio ma destinata al grigiore del freddo scambio di beni.
Il mercato dovrebbe innanzitutto creare occasioni di incontro, di contatto umano, di comunita’. Così localizzato, dovrebbe essere centro e perno della vita cittadina del quartiere...dovrebbe essere il pretesto e la possibilita’ , adattandosi con le sue strutture alle esigenze della comunita’; dovrebbe inoltre dare identita’ alla zona, ed essere riconoscibile, nelle sue singole parti, e nelle sue molteplici vesti. Al contrario. Oggi l’aspetto dimesso e corroso, s’intona ai toni grigi del cielo incerto di marzo.. crea confusione.. panico.. indifferenza. E’ noto da testate famose l’interesse dei cittadini per il loro mercatino: lettere e proteste incitano la ristrutturazione promessa da anni e una pulizia più frequente dell’area. Pare infatti che negli ultimi tempi, l’incuria delle amministrazioni abbia lasciato abbia contribuito all’accentuarsi del degrado: “cattivo odore di alimenti in decomposizione e di urina (spesso la notte i maleducati di turno fanno i bisogni tra i banchi), mosconi, scarafaggi e topi. E' inutile dire che questa situazione nuoce non solo ai residenti ma anche agli stessi operatori del mercato e dipendentiAma.
Visti i presupposti, perché non restituire alla comunita’ uno spazio che possa sentire veramente suo, uno spazio da vivere e creare giorno dopo giorno, arricchendo il lavoro del progettista???

sabato 7 marzo 2009

5.UrbanVoids.
Zona Colli Albani : Via dei Cessati Spiriti – via F. Bartoloni, via A. Davila e via G. M. Columba
Ad un passo dal largo dei Colli Albani, superata la Via Appia Nuova, ecco la Via dei Cessati Spiriti, il cui nome un po’ curioso desta subito attenzione.
Esso infatti, secondo un’antica leggenda, pare sia legato all’"osteria dei Cessati Spiriti",… l’attuale “Locanda degli Spiriti Allegri”, che affaccia su di essa. Nella periferia romana dell'800, i viaggiatori che si fermavano all'osteria a bere un bicchiere erano puntualmente derubati del carro; essi, uscendo dall'osteria, vedevano soltanto le canne mosse dai ladri in fuga, per cui attribuivano la responsabilità dei furti agli "spiriti" che infestavano la valle. Per "esorcizzare" il luogo, sulla facciata di uno degli edifici fu collocata, nell'800, una immagine della Madonna, da cui si poté dire che "gli spiriti erano cessati"; questa statuetta si conservava fino a pochi anni fa, quando è stata abbattuta a sassate.
L'edicola sacra, ormai vuota, è tuttora presente sul prospetto della locanda che si affaccia su via dei Cessati Spiriti; dopo pochi metri si incontra un fontanile del 1890 targato S.P.Q.R., usato per abbeverare le bestie che transitavano lungo la strada. Accanto al fontanile sono presenti altre costruzioni: una casetta a due piani, una ex fonderia e un grosso granaio. Tutto il complesso è però in un stato di totale abbandono, e le costruzioni stanno crollando un pezzo alla volta. Nel terreno circostante dovrebbero essere inoltre sepolti i resti di un impianto termale e dell'acquedotto Antoniniano, che, staccandosi dall'acquedotto Marcio all'altezza di porta Furba, costeggiava la via Latina fino alle Mura, e infine arrivava alle Terme di Caracalla.
L’area di studio gira intorno alla locanda, ed è particolarmente interessante proprio per il suo aspetto misterioso, che denota la stratificazione avvenuta nel corso dei secoli. Confrontarsi la

storia, con la memoria, col carattere misterioso ed eterno della città è una sfida importante.
L’amministrazione ha mostrato interesse per l’area valutandone le caratteristiche e proponendone diverse destinazioni d’uso nei vari prg: giardino privato salvando il solo fontanile come memoria storica nel1972, verde pubblico con l’installazione di servizi di pubblica utilita’ nei locali restaurati nel 1994; nel 1997 , la “Variante delle certezze” modifica la destinazione urbanistica della zona, portandola dalla zona N (=verde pubblico) e D (=completamento) a zona B2 (=conservazione tessuto edilizio e viario): viene così proposta la collocazione di un autolavaggio ed ei servizi annessi.In considerazione dell'impatto del progetto in questione sul patrimonio storico, artistico, paesistico, archeologico, naturale e ambientale della via Latina, la costruzione dell'autolavaggio è sospesa, ed oggi l’area rimane abbandonata, priva di funzioni. Sarebbe interessante accostare il tema della memoria storica a quello degli spazi pubblici di quartiere di cui la zona sembra particolarmente carente.

Non molti anni fa, gli stessi comitati di quartiere avevano condotto un'indagine a tale proposito, allo scopo di verificare di quali attivita' fosse carente la zona e soprattutto quale era la domanda dei cittadini.E' venuto fuori il fabbisogno crescente di spazi pubblici, di infrastrutture efficienti e di un arredo urbano decoroso,ma prima fra tutte, con vostro stupore, il riconosciuto valore del patrimonio storico presente nell'area e la necessita' di recupero o valorizzazione ove possibile. L'architettura non può che rispondere ai bisogni del cittadino, interpretandoli e dandovi una valenza estetica.












L’urbanvoid 5 non è poi così vuoto… ma denso di tematiche e di spunti progettuali, anche per la sua particolare collocazione: protetta ai due lati da quinte edilizie molto alte, sui due fronti aperta verso il quartiere…
















http://www2.comune.roma.it/uspel/laboratori/questionario.pdf

















2.UrbanVoids
Zona Furio Camillo: Via Cesare Baronio - Via Luigi Gaetano
Marini -Via Raffaele De Cesare - Via Tommaso Fortifiocca
L’area, dalla forma di elle, occupa circa i ¾ del lotto quadrangolare in cui si trova, completato da residenze.
Scesi dalla fermata degli autobus, localizzata sul fronte principale dell’area, su via Cesare Baronio, quel che colpisce dell’area è l’aspetto semplice e dimesso di un giardino privato, con alberi di media grandezza, alcuni da frutto, altri sempreverdi…Su via Marini un filare di alberi sembra accompagnare la passeggiata dai viandanti con una dolce pendenza verso Via Raffaele de Cesare. A ben guardare altre lievi pendenze movimentano la superficie in parte ricoperta da un parterre erboso spontaneo, in parte incolta.
Qualche panchina qua e la’ lascia intendere la destinazione a parco urbano attribuita all’area, ma altrettanto evidente è lo stato di degrado, o almeno la scarsa valorizzazione del luogo. L' estremo orientale, verso Via Fortifiocca ospita resti di piccoli edifici fatiscenti, (forse ruderi romani?) , seminascosti dietro alberature piuttosto alte e dalla chioma ampia.



Di sera, l’allegro aspetto del giardino muta radicalmente : i folti alberi scuri creano zone piuttosto lugubri.. intorno alla luce fioca proveniente dai lampioni di Via Marini passeggia solo qualche cane. Intanto
lungo Via Cesare Baronio, numerosi cittadini continuano a scendere e salire dagli autobus, ad aspettare sotto un’unica piccola pensilina, a chiedersi perché li’ dietro è così buio e cosi’ poco accogliente. Se quest’area è concepita come
spazio pubblico, allora perché non conferirgli la giusta qualita’, il giusto mix funzionale, l’accoglienza che ogni cittadino cerca?